PUGNI E BICICLETTE redux

PUGNI E BICICLETTE redux

1640 924 Officina Carbonara

Una voce in cuffia ci accompagna a vivere l’avventura clandestina di coloro che, a cavallo di una bicicletta, a Varese, hanno sognato un’alternativa possibile alla realtà imposta dal regime fascista.

regia e voce narrante Stefano Beghi con Riccardo Trovato e Sofia Kretschel ripresa sonora Antonello Ruzzini organizzazione Maddalena Vanolo grafiche e materiali Riccardo Trovato un progetto OFFICINA CARBONARA di Karakorum Teatro produzione Karakorum srl Impresa Sociale foto di scena Giacomo Vanetti

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Obiettivi 2030

Varese, 1944. Dopo i festeggiamenti per la caduta del fascismo, nel luglio del ‘43, l’occupazione nazista riporta la città in un clima di paura.
La vicinanza del confine con la Svizzera fa della città un luogo strategico per la resistenza, un punto di partenza per chi è costretto a scappare, per chi deve cercare rifugio altrove. Dietro alle apparenze di una tranquilla città borghese, a Varese si nasconde una rete di luoghi e persone che cercano di fare la loro parte per un’Italia nuova.
La storia che raccontiamo è quella di un paese, Varese, che diventa città sotto le spinte propagandistiche del Regime Fascista.
“Pugni” e “Biciclette” sono il simbolo di due opposti modi di vivere dentro questa città di frontiera:
da una parte la coesione del gruppo, dall’altra il coraggio di una scelta individuale; da una parte la forza, dall’altra la libertà; da una parte l’immobilismo, dall’altra la brezza del cambiamento.
In questo complesso e delicato equilibrio, in cui anche oggi è difficile saper prendere posizione, sono molti coloro che, a cavallo di una bicicletta, hanno attraversato le strade della città lottando per qualcosa che non bisognerebbe mai dare per scontato: la
libertà, la democrazia, la giustizia. René Vanetti, Calogero Marrone, ma anche Walter Marcobi, don Luigi Locatelli, Augusto Zanzi, i fratelli Morandi…
Pugni e biciclette è la loro storia, che, in fondo, è anche la nostra.

Idea

Lo spettacolo è messo in scena in forma itinerante. Il pubblico (max 35 persone), munito di cuffie, segue i movimenti discreti di un personaggio che li condurrà alla scoperta di una Varese inedita.
A partire da Piazza Montegrappa, luogo simbolo del potere fascista in città, l’itinerario si snoda lungo il centro storico riscoprendo i luoghi simbolo della resistenza varesina: la basilica di San Vittore e Piazza Carducci, nodo nevralgico della controinformazione, per poi passare dalla ex ciclofficina di Augusto Zanzi. E ancora l’anagrafe comunale, ufficio in cui ha lavorato Calogero Marrone, e villa Asman, luogo terribile di interrogatori e torture per i partigiani. E poi, il rifugio antiaereo della motta, dove la storia si conclude, offrendo un’occasione unica di vivere in carne ed ossa l’esperienza di stare sotto le bombe.

Metodologie

Durante il percorso, ogni spettatore riceve indicazioni, ruoli e compiti che lo rendono protagonista dell’esperienza. Anche sulla base del proprio ruolo, ognuno è invitato a fare delle scelte, a rapportarsi con gli altri e a prendere posizioni sui fatti narrati.
È così che la storia si trasforma in un’esperienza viva, qui e ora, che pone ogni singolo partecipante in possibile conflitto con il proprio gruppo di appartenenza, lo accompagna a riflettere e a comprendere l’importanza del pensiero critico rispetto a quello che avviene attorno a lui.
Cosa significa prendere una scelta consapevole? Che impatto ha questa sulla mia vita? Sulle mie relazioni? Posso avere un’idea diversa rispetto al mio gruppo di amici? Chi scelgo di seguire? E soprattutto, cosa sceglierò di fare di fronte a una scelta estrema?

Cosa dice il pubblico?