Un progetto artistico di sensibilizzazione dedicato al tema dell’azzardo e alle sue insidie.
un progetto Officina Carbonara di Karakorum Teatro / La Confraternita del Chianti per A.T.S. Insubria in collaborazione con Comunità Montana Valli del Verbano, Cooperativa Sociale L’Aquilone, Associazione di Promozione Sociale Utòpia, Teatro dei Sussurri APS, ASTRA 21
Nuclei artistici
Categorie
Obiettivi 2030





FILL IN THE GAP è un progetto creativo di Officina Carbonara. Vuole sensibilizzare cittadini, comunità e organizzazioni ai rischi legati al gioco d’azzardo attraverso esperienze ludiche e performative.
Il progetto è prodotto in partnership con ATS Insubria.
Step 1. GET INVOLVED
All in! – La roulette delle storie, è un’attività di FILL IN THE GAP che intende raccogliere suggestioni e sperimentare modalità di coinvolgimento dei pubblici per costruire una performance urbana che debutterà a Giugno 2025.
All in! – La roulette delle storie è un workshop che combina intrattenimento e riflessione: un gioco performativo dedicato al tema dell’azzardo e delle sue insidie.
Il gioco coinvolge i giocatori in dinamiche di rischio, bluff e scommessa, con lo scopo di esplorare, in modo esperienziale e collettivo, le trappole e i meccanismi che alimentano le dipendenze da gioco.
All in! – La roulette delle storie è una sfida basata sull’immaginazione e sulla creazione collettiva di storie che hanno nel rischio il proprio motore, espandendo l’immaginario dei partecipanti e insieme creando un terreno sicuro in cui condividere, attraverso la finzione, frammenti delle proprie esperienze.
Step 2. PLAY
Scrittura e produzione di un format performativo immersivo, un urban game originale pensato per la fruizione da parte di diversi pubblici e adattabile a contesti di piazza e non solo. Il game, fruibile tramite cuffie wireless, alternerà fasi di gioco individuali a dinamiche di gruppo favorendo negli individui e nelle comunità lo sviluppo di abilità di vita (es: prendere decisioni, problem solving, pensiero critico, gestione emotiva e dello stress, capacità di gestione relazionale, autoconsapevolezza…) che proteggono in maniera trasversale da comportamenti a rischio.
Step 3. TAKE ACTION
In occasione delle aperture pubbliche del gioco urbano dedicate al pubblico più ampio, in collaborazione con ATS Insubria sarà offerta una comunicazione puntuale su servizi territoriali dedicati alla cura al fine di supportare le famiglie e aumentare le opportunità di accesso ai servizi del sistema socio-sanitario e sociale regionale, riducendo il rischio di cronicizzazione.
Fill in the GAP. Performance
https://www.officinacarbonara.eu/wp-content/uploads/sites/3/2025/05/Progetto-senza-titolo-2025-05-20T070340.169.png 1000 563 Officina Carbonara Officina Carbonara https://www.officinacarbonara.eu/wp-content/uploads/sites/3/2025/05/Progetto-senza-titolo-2025-05-20T070340.169.pngUn’esperienza immersiva nel mondo delle azzardopatie.
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Rassegna stampa
“Si può connettere un atroce fatto di cronaca, avvenuto tanto tempo fa, con lo sguardo su tutta una generazione e nel contempo parlare della linea, non tanto poi così netta, che corre tra il bene e il male. (…) Di Stefano ce li fa uscire dalla memoria quei fatti funesti, partendo da una foto che ritrae dei ragazzi, dei ragazzi che allora avevano la sua età.”
(Mario Bianchi, Il Teatro che verrà)
“Poco più di un fatto personale è teatro ridotto al minimo dell’artificio, pur se sempre curato. È la storia di uno spettacolo che non c’è. Non solo perché l’idea iniziale di raccontare in scena le bestie d Satana è diventato altro e di più. Perché il male non c’è bisogno di vestirlo di costume e copione per farlo vivere. Ma perché il ruolo del teatro in casi come questo è molto diverso, e forse più importante. Essere la risposta alla domanda alla domanda che Marco Di Stefano si fa dal 2004: cosa ha reso me diverso da loro? «Forse, mi ha salvato il teatro». Lui sapeva dove voleva andare, e la fascinazione del male l’ha fatta narrazione. Loro, invece, se ne sono fatti ingoiare. Forse proprio perché non avevano le parole.”
(Chiara Palumbo, Cultweek)
“Marco Di Stefano: Quando vedo quella foto del 2004 (l’anno in cui vennero arrestati) ho in qualche modo la sensazione di averla scampata, non tanto perché avessi una conoscenza stretta con queste persone ma perché credo che l’adolescenza sia sempre un momento molto pericoloso della vita.”
(Andrea Simone Mongiardino, teatro.online)
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